mercoledì 11 agosto 2010

Carbopaletta

Ho sempre avuto la curiosità di come si comporterebbe una pagaia dalle dimensioni generali di tipo groenlandese ma dalla fattura piatta ed affilata di una pala da fiume (pala che come gli americani chiamerò qui "euro" per distinguerla dalla groenlandese)

Non avendo risposta me ne sono costruita una, per poter raggiungere spessori minimi ho utilizzato come base una lamella di legno rinforzato da fogli di carbonio... da cui il nome.
La pagaia è 235 cm per 10 cm di massima larghezza
Ieri ho fatto una pagaiata in Adda col Baidarka e la carbopaletta... ecco il resoconto.

In effetti credo di aver imparato qualcosa da questo piccolo esperimento... mi spiego: ho sempre
sentito nettissima la differenza tra la euro e la greenland senza però capire esattamente quanto fosse dovuto alla palettona e quando alle sottigliezza delle pale.

Ebbene con la carbopaletta si ha la forma generale da greenland e le forme affilate e poco bombate della euro.... ergo si riesce a farsi un'idea di dove "riesiedano" le proprietà della pagaia.
Ora posso dire la mia impressione: la greenland deve la sua peculiarità alla sezione a rombo e non tanto alla pala allungata.

La sezione a rombo da una portanza poco variabile dall'angolo di approccio all'acqua, o meglio, porta sempre anche se messa fuori angolo ottimale. La euro di contro porta tantissimo su un angolo preciso e via da quel punto di massima efficienza invece la portanza crolla e la pala "scappa via"

Ebbene la carbopaletta ha questa stessa caratteristica delle euro: porta tantissimo e prende tanto l'acqua su un angolo preciso e poi "scappa". Da utente greenland non amo questa caratteristica...ma è la stessa delle euro e probabilmente i fluviali al contrario apprezzeranno questo comportamento.
Nel timone di prua è praticamente una euro, taglia precisa e si sente tanta forza se la fai lavorare.

La paletta ha anche dei difetti di gioventù... ho lasciato il bordo esterno squadrato a spigolo vivo e questo non è un granchè, tende a tirare giù le bolle d'aria. Anche qui ho imparato che se la paletta è molto piatta l'angolo di entrata deve essere affilatissimo.
Un bordo un po' massiccio te lo puoi permettere se dietro c'è la sezione romboidale che continua ad aprire l'acqua, se invece dietro c'è una lamina piatta... beh allora l'acqua si richiude verso di essa turbinando e trascinandoci aria.

In compenso sono soddisfatto del manico: è formato da tre listelli di legno con due lamine di carbonio, è molto rigido e al tempo stesso "giusto" al tatto.
Adesso attenderò uno dei prossimi WE in cui non sarò al mare per correggere il profilo e poi farò altre prove.

Nessun commento: