lunedì 24 ottobre 2011

Il Trezzo kayak al mare!!

Carissimi,
Carissimo Presidente,
forse non si voleva dare troppa importanza ad una bella giornata; anche solo per non dare soddisfazione al nostro perfido "Marino" (ovviamente si parla dell'Ing, Tino è Superpartes... si scriverà così?).
Oppure non si trova mai il tempo di fare tutto.

Ricordi vividi:

Ritardo da veri canoisti fluviali ed atteggiamento davvero signorile degli amici marini in attesa sulla spiaggia (per fortuna l'attrazione della giornata, la canoa di Tino, li ha tenuti occupati).


Decisio mentalmente di iscriverci tutti ad un corso di vestizione rapida per canoisti disperati.
Renza che dichiara, dopo 10 minuti di pagaiata di capire l'amore per IKDM ( M intesa come Mare)
Stefano che dopo 10 minuti e 5 secondi dichiara che avrebbe preferito studiare a casa ( si sà che lui sotto il 3° grado si addormenta)
Pasquale eroico con una Tommygun ingovernabile già con leggerissimi vento ed onda di traveso.
I nostri amici salati che ci attendono pazienti, veloci come sono sui loro Bajdarka e ci trainano letteralmente, noi con i nostri plasticoni lenti e pesanti.


La mia Sword n° 25 che in una situazione del genere non cambierei per nulla al mondo ( non ce n'è, è una forma perfetta per pagaiare a lungo).
La scogliera che rimanda da lontano il suono della risacca; sono dimensioni a cui non siamo abituati e che meravigliano i sensi.





Renza che si pente di quanto detto giusto mezz'ora prima............ meglio IKDM (M come Merenda)
Emilia che pare una di loro( i marini), per quanto si trova a suo agio, ed è alla sua prima uscita, inossidabile.
Un paio di km con una canoa a rimorchio, devastanti.
Per fortuna che l'onda non era 10 cm più alta, altrimenti il mio mal di mare........
Il pranzo.
L'happy hour sul lungomare con prosecco e torte di Noris.
Io e Stefano che rendiamo il giusto onore a Donizzetti ( lui rende onore, io penso bene di cantare a bassa voce).
Siamo stati davvero bene, è una stagione bellissima per il mare.
Peccato pensare ai disastri accaduti fra ieri ed oggi.

Ciao.
Marcello

Greenland 515... prime impressioni in mare

La dentro ci andiamo sempre, come quando da ragazzi si aveva un luogo di nessuno, dove ritrovarsi. Erano luoghi non luoghi in cui si stava in una intimità raccolta a parlare per ore, a raccontare fatti e amori adolescenti.

Nella "piscinetta" di Sestri facciamo lo stesso, siamo solo diventati adulti. Cerchiamo di rubare e condividere un momento speciale, da ricordare quando si e' imprigionati nell'ingranaggio del quotidiano.

Nella "piscinetta" ci si entra attraverso un varco stretto che sembra una porta. Si arriva passando tra scogli alti che sembrano chiudersi e superando i tranelli dei rimbalzi della risacca. Davanti si apre uno specchio di acqua piana,trasparente, domestica e rassicurante; acqua chiusa tra una parete di roccia e una struttura che sta tra lo stabilimento balneare ed una colonia dei Salesiani. Pochi istanti, due pagaiate e noi "vecchi ragazzi" diamo il via al rito degli eskimi. Godiamo di quelle trasparenze ed immergendoci guardando il fondo sabbioso a poca profondità. In inverno sono occasionali ospiti i ricci di mare, come a volte lo sono state delle medusine rosse, piccole.

Oggi là dentro c'era qualcosa di molto speciale, la nuvola bluette di avanotti di acciuga. Tutta la piscinetta, grande come una piazzetta, era letteralmente invasa da migliaia e migliaia di avanotti lunghi 3/5 cm, che ad ondate di vita si spostavano al passaggio dei kayak.

Eskimare in quell' acquario naturale e' stato un momento bellissimo.

Ah, già, eskimare ma con che cosa ? Con il 515 nuovo di zecca, che si gira con un tocco leggero come il suo peso piuma. Lui, il 515, non ho potuto metterlo alla prova. Il mare era stirato dal grecale e solo qualche provvidenziale scia ed un'ondina pigra di sottofondo mi sono bastati per capire che potrà essere scafo da veloci surfate, ma solo per chi saprà capire quel suo equilibrio sfuggente.

Ci sono kayak confidenziali, onesti muli da lavoro, animali da fatica. lo dovreste sapere: i muli erano tanto bizzi e scontrosi, quanto fedeli compagni di fatica, ma dovevano essere trattati nel rispetto del loro carattere ruvido. Questo 515 non e' mulo come il Sirius, neppure cavallo come il Tide; il 515 non e' quadrupede.

La stabilità primaria deve fare i conti con le ristrettezze dei suoi 48cm, calmierati da un pezzo di fondo piatto sotto al pozzetto. Quella secondaria puo' solo affidarsi alle superfici laterali inclinate della chiglia. Li' c'e' un angolo che ha bisogno di sdraiarsi in acqua prima di fermasi in una tregua provvisoria.

Non e' kayak per tutti, ma e' uno scafo bellissimo per chi voglia giocare con una media capacità. Richiede reattività non emotiva e carezze al posto di appoggi esagerati e scomposti. L'edging e la spinta del piede
bastano a fare la rotta, ma a patto di portare le spalle un po' avanti, per aiutare con il baricentro lo sgancio della poppa. In alternativa non resta che fare uno dei tanti appoggi bassi, più' o meno pronunciati, a seconda del raggio di curva che si vuol percorrere. Stiamo parlando di 12 kg, per cui la forza necessaria per manovrare e' davvero minima. Proprio per questo e' molto facile che diventi eccesssiva, costringendo lo scafo a reazioni scomposte.

Le libellule spiazzano la fantasia con un volo a tratti irrazionale, che fa cortocircuito su se stesso. Raccolgono aria come gli alianti, spesso troppa e quasi si ribaltano. Lo stesso avviene per il 515, che sembra volerti scaricare in acqua, quando i volumi d'acqua arrivano scomposti, come folate di vento tra le ali . Lo senti che vorrebbe far qualcosa di suo, inventarsi una traiettoria, un'inclinazione, sperimentare un edging impossibile. Occorre capirlo con la sensibilità con cui i Sioux cavalcavano i cavalli senza sella

Ci vorrà un po' di tempo, un po' di uscite bagnate ed un po' di eskimi involontari. Solo cosi' il 515 greenland diventerà uno scafo di cui godere per le 3/4 ore di pagaiata. Aggiungo una nota a parte per l'eskimo, perche' fa parte di quegli scafi nati apposta per....un rolling eccezionale !



Ma oggi era giorno di battesimo del baidarka del Tino. Non ho potuto testarlo che per pochi metri e un paio di eskimi. Troppo poco per poterne raccontare. Sentiremo dal Tino un po' di sensazioni. E' scafo potente ma docile, possente ma scorrevole. Ha buona manovrabilità e direzionalità. Il solo difetto e' il peso, ma non era progettato per fare la libellula.

Un capolavoro figlio di sudore a passione, non di quattro fogli e resine !

Antonio Colantuoni

domenica 16 ottobre 2011

Greenland 515

Questo WE è stato decisamente interessante dal punto di vista dei kayak nuovi ... dopo il Baidarka Manu del Tino varato ieri, oggi ho potuto vedere il nuovo Greenland 515 di CS Canoe.

I dati, presi dal sito www.cscanoe.com, indicano 48 cm x 5,15 m e 195 litri, è un kayak super minimale, per di più questa versione è fatta con scafo in carbonio a vista, tappi a filo ponte e skeg.

Notevole la leggerezza, la pesata di CS Canoe diceva 12 kg ... avendolo sollevato sono abbastanza convinto che il peso indicato sia giusto. 
Visto che comunque il kayak si presenta molto rigido (non flette quando ti siedi sui ponti) è un risultato di tutto rispetto, anche in considerazione dei gavoni con tappo di gomma e skeg.


La fattura dello scafo è liscissima e meritava una foto di dettaglio














Date le caratteristiche credo sia un candidato ideale alle sessioni di rolling e di gioco nelle onde medie, non certo per le lunghe navigazioni con carico al seguito.

E' così basso e chigliato che lo prevedo particolarmente godibile anche nelle giornate di vento (stabilità laterale sotto folata a parte...).

Sono veramente curioso di poterlo provare in mare al più presto!!

sabato 15 ottobre 2011

A new Baidarka is born!!!

Oggi finalmente ho visto dal vero e provato in acqua il nuovo Baidarka del Tino, realizzato con la tecnica strip built.


Per i dettagli di costruzione potete leggere il blog "non solo pagaie" che trovate tra i link... io mi limito a pubblicare delle foto con le mie impressioni.

Innanzitutto la struttura generale: bellissimo esempio di barca aleutina con prua bifida, sezione posteriore molto larga sino in poppa, coda appuntita e disposta per prendere la spinta delle onde.
Mi immagino già la poppa che si alza con la spinta dell'onda, la prua che affonda il "coltello" sino allo slargo di sezione che le da galleggiamento e ...viaaaaa in surfata!!!!

La foto col Tino che pagaia in velocità rende l'idea di come la prua non muova acqua, tipica idrodinamica dei Baidarka.


I dettagli sono stati realizzati in maniera precisa e sono molto "marini", dai tappi kayak sport in gomma a perfetta tenuta sino ai passacima integrati nello scafo.



Quello che mi piace particolarmente è la tecnica costruttiva che crea una estetica impareggiabile e al tempo stesso permette una robustezza superiore ai normali kayak in resina.

Infatti il legno interposto tra fogli di tessuto resinato, oltre a dare robustezza aggiuntiva, permette ai tessuti di lavorare separati tra di loro e di avere una maggiore leva di risposta alle sollecitazioni.

Per fare un esempio: se considerate un pezzettino di struttura (come si fa nella tecnica di calcolo a elementi finiti) vedrete che una volta sottoposto ad una forza di carico, per non deformarsi, ovvero per non ruotare rispetto al pezzettino adiacente, dovrà generare una forza di risposta.

Guardando la geometria (semplificata, lo so..) si vede come la distanza tra i tessuti permetta una leva superiore alla forza di risposta e quindi si genera una forza meno intensa.



Se volete un esempio pratico sarebbe come chiudere una porta spingendola vicino al cardine oppure dalla maniglia: in un caso serve molta forza nell'altro poca.

Se le forze di risposta sono basse, lo stress della struttura rimane contenuto e si arriva più difficilmente al carico di rottura.

Questa tecnica è oggi applicata anche dai kayak che usano tessuti a spessore controllato. Ad esempio nel sito della Tide Race la tecnica costruttiva TCT (TideRace Core Technology ) è descritta come segue:

"TCT works in our kayak laminates by increasing the distance (thickness) between the inner and outer layers of fibre....." (traduz: TCT lavora incrementando la distanza (spessore) tra lo strato interno e quello esterno).
E' chiaro come la tecnica del legno strip built ottenga la stessa cosa. Ovviamente lo strip built non è industrializzabile e alla Tide Race hanno dovuto trovare un equivalente con i tessuti a spessore ed impregnazione controllata.

Tornando al Baidarka del Tino ( MANU come è stata battezzata oggi) possiamo dire che ha una tecnica costruttiva all'avanguardia (nonostante l'aspetto retrò), l'estetica del legno, componenti moderni e marini, il disegno molto ben collaudato del Baidarka aleutino.... veramente una barca ben riuscita.

Complimenti ancora TINO!!

PS: un grazie speciale alla Noris per le buonissime torte!!!!