martedì 12 gennaio 2010

Too fast for us

Domenica 10 gennaio Antonio, Cesare ed io ci attendevamo un mare con onde formate e vento deciso da S... almeno queste erano le previsioni... in realtà poi l'ambiente aveva si delle belle onde di circa 2 m, con anche delle singole da 3 m ma il tutto era molto morbido ed affrontabile.

Sunday the 10th of Jan. Antonio, Cesare and I were expecting a rough sea with strong wind from S ...at least this was the forecast... actually we found good waves, 2m and sometimes 3 m, but the sea was not too heavy and easy.

La cosa che mi ha stupito di più è stata la scarsa "surfabilità" delle onde nonostante la loro dimensione. La spiegazione credo stia nella velocità delle onde, è noto che più sono lunghe e più sono veloci. Questo comporta che se non sono ripide passano via troppo in fretta prima di riuscire ad accelerare a sufficienza il kayak che rimane così indietro.
Ad occhio ieri le onde andavano ad almeno 15-20 m/s cioè circa 70 km/h.
La mia impressione è sostenuta dai dati che ho trovato in internet:

"Tipicamente il periodo di un'onda lunga in mare aperto è di 20 s, la lunghezza circa 600 m, la velocità 30 m/s; un'onda morta, ossia un'onda che non è più esposta all'azione diretta del vento, ha invece periodo intorno ai 10 s, lunghezza di circa 150 m e velocità di 15 m/s; un'onda alimentata dal vento ha periodo di 7 s, lunghezza di 70 m e velocità di 10 m/s. Le onde delle insenature hanno periodi alquanto più brevi, mediamente intorno ai 3 s, sono lunghe 15 m e hanno velocità di 5 m/s; infine le increspature degli stagni hanno periodo di 0,5 s, lunghezza di 40 cm e velocità di 0,8 m/s."

I was surprised that it was not easy to surf the waves regardless the good height they had. I think we can explain this with the speed of the waves: they were too fast and we could not accelerete our kayaks enough to catch them.
I have evaluated a speed of 15-20 m/s that is approx. 70 km/h.
My impression is confirmed with data I found in the internet:

"..... an open sea wave has a period of 20 s, lenght of 600 m, and a speed of 30 m/s; a swell wave with no direct wind action has a period of 10 s, lenght of 150 m and a speed of 15 m/s; a wind wave has a period of 7 s, lenght of 70 m and speed of 10 m/s.... etc."














Era quindi una bella giostra, imponente ma anche morbida ed affrontabile.
Certo se avessimo voluto andare nella zona dove queste grandi onde frangevano a scogli... li ci sarebbe stata si una situazione pericolosa, il mare ci avrebbe sicuramente sparato a gran velocità sulle rocce.
Saggiamente abbiamo pensato "stiamo lontani.... facimme sta domenica in santa pace..."

So it was a nice merry-go-round, big but also smooth and easy to be faced. Of course close to the reef where the waves were breaking it was another level of danger, we could had been thrown against the rocks. Wisely we thought "steer clear.... let's have a quiet sunday.."














Lo sbarco al ritorno lo abbiamo fatto in una zona particolarmente riparata del golfo, dove le onde erano di solo mezzo metro, comunque è stato sufficiente per avere un po' di adrenalina.

Wed did the landing in a sheltered part of the gulf, the waves were only half meter, anyway it was enough to have some adrenalin.








































Chi mi conosce bene... immagina anche il seguito dell'uscita che si è degnamente concluso con le gambe sotto il tavolo alla sempre ottima ed accogliente Osteria della Mattana di Sestri Levante.

Those who know me well... can imagine the rest of the day, we had lunch at the "Osteria della Mattana" in Sestri Levante.
















Un grazie particolare ad Antonio per le foto e per averci accompagnato in mare nonostante fosse molto giù per il mal di gola ed a Cesare per la compagnia e l'essersi sobbarcato i km sino a Sestri.

I want to thank Antonio for the pictures and for staying with us regardless a bad throatache and Cesare to have reached us in Sestri (lot of km from his home)

domenica 13 dicembre 2009

Wiskie 2009

Anche quest'inverno si è tenuto a Bocca di Magra il Wiskie, ovvero il Winter Italian Sea kayak event... come sempre ottimamente organizzato dal Luciano.

La buona organizzazione e la passione di tanti ci ha portato ad essere in circa 80 kayak in acqua ... non male per essere uno dei WE prima di Natale!


























Abbiamo avuto due giornate diverse, il sabato di sole e mare placido, mentre la domenica era un po' coperto con vento ed aria più fredda.








Il primo giorno, sabato 12, siamo andati da Bocca di Magra sino a Lerici mentre la domenica siamo partiti da Le Grazie (La Spezia) ed abbiamo circumnavigato le isole di Palmaria, Tino e tinetto.

lunedì 23 novembre 2009

Brandacujun !

Grazie a Cesare sabato 21 è stata la giornata del "brandacujun"... squisito piatto ligure e marinero.

In mattinata Cesare, Antonio, Mauro, Tino ed io ci siamo trovati a Bergeggi per una tranquilla pagaiata sino a Varigotti e ritorno.

Il mare era calmissimo (piatta a capo Noli!) e ci siamo pertanto goduti una pagaiata in totale relax.















A ritorno abbiamo cercato un po' di acqua mossa vicino alle piccole grotte che il mare scava incessantemente nelle scogliere di calcare
Anche nelle giornate di calma la sola onda lunga di fondo "ingavona" dell'aria nelle grotte facendo delle piccole esplosioni di schiuma che contribuiscono al lavorio del mare.
Questo effetto si crea con le scogliere di calcare e non lo avevo mai notato nel levante ligure dove si hanno altre tipologie di roccia
















Una volta rientrati al punto di partenza abbiamo mangiato tutti assieme in spiaggia gustando l'ottimo brandacujun fatto da Cesare.

Tutti abbiamo apprezzato così tanto che abbiamo subito chiesto la ricetta a Cesare.

Pubblico qui sotto le sue indicazioni:



Brandacujun: etimologia

1 versione

Il più “maschio” fra i prodotti tipici liguri. È uno dei tanti piatti che la tradizione vuole sia nato dalla fantasia (e dalle necessità) dei marinai liguri. Lo stoccafisso (il merluzzo essiccato al vento alla maniera nordica) è piuttosto diffuso nelle abitudini alimentari dei navigatori mediterranei, che lo hanno utilizzato in modi diversi. Caratteristica di questo piatto è che il prodotto principale non è mai stato e mai potrà essere dei nostri mari, tipica delle cucine marinare che hanno nei secoli carpito tesori gastronomici del mondo.

Il “brandacujun” è facile da preparare ed adatto alla vita di bordo. Si fanno cuocere il pesce e le patate, si uniscono poche cose (un po’ di limone, pepe, aglio, prezzemolo, e si aggiunge l’olio extravergine d’oliva. È a questo punto che interviene la “manovra” caratteristica del brandacujun: la pentola viene afferrata e scossa a lungo (da qui il verbo, brandare, che compone la prima parte del nome), fino a ottenere una poltiglia profumata e gustosa. Pare che la seconda parte del nome sia nata nelle giornate di cattivo tempo, quando i marinai dovevano stringere tra le gambe la pentola e il mare mosso pensava al resto.

2 versione

Curiosa è l'etimologia di questa parola: la prima parte deriva dal verbo brandare che in provenzale antico significa "scuotere" mentre la seconda parte sembra derivare dal fatto che fosse delegato a a questo compito il componente meno sveglio della famiglia.
L'area del nostro "brandacujun" si restringe alla provincia di Imperia; meglio ancora all'estremo ponente con le sue vallate con timide presenze - più che altro storiche - a Nizza ed a Mentone dove con simpatica assonanza linguistica diventa "brandaminchan". La ricetta non è codificata in senso assoluto ed ogni zona, vorrei dire ogni cuoco o cuoca o famiglia ve ne darà una sua versione aggiungendo o togliendo questo o quell'ingrediente; eccone una scarna e fedele all'originale

La ricetta
Ingredienti

Per 8 persone

  • 1,8 kg di stoccafisso ammollato
  • 1 kg di patate
  • 2 spicchi d’aglio
  • alcuni rametti di prezzemolo
  • sale
  • pepe bianco
  • olio extravergine d'oliva della Riviera Ligure di Ponente (meglio: della Val Nervia
Tagliate a pezzi lo stoccafisso e mettetelo sul fuoco in una capace pentola bassa piena di acqua fredda salata, quando raggiunge l'ebollizione abbassate la fiamma ed unitevi le patate pelate e tagliate in due, continuate la cottura sino a che le patate saranno morbide; ci vorrà una mezz'ora ed avrete nello stesso tempo lo stoccafisso cotto. Scolate il tutto e lasciate intiepidire per poter schiacciare le patate e ripulire lo stoccafisso di pelle e lische, sminuzzandolo via via con le dita. Rimettete patate e stoccafisso nella pentola di cottura, condite con sale e poco pepe bianco, unite il trito di foglie di prezzemolo e spicchi d'aglio ed abbondante olio extravergine d'oliva. Rimettete il coperchio alla pentola di cottura e per maggiore sicurezza avvolgetela in un ampio strofinaccio che annoderete. Cominciate allora a "Brandare" (cioè a muovere la pentola con movimento rotatorio, scuotendola ogni due o tre giri) per il tempo che basta ad amalgamare tutti gli ingredienti ed ottenere un composto omogeneo nel quale si possano tuttavia individuare le patate e lo stoccafisso.
Fin qui la ricetta; siccome a "brandare" uno si rompe davvero i coglioni, io prendo una forchetta da cucina e opero con quella schiacciando e amalgamando il pesce e le patate fino a quando ne ho voglia.

Importante: lasciate riposare 12-24 ore

Potete servire caldo, ma non bollente, completando con una macinata di pepe ed un bel filo d'olio extravergine d'oliva oppure anche a temperatura ambiente, meglio dopo una bella pagaiata in kayak con i vostri amici!


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lunedì 16 novembre 2009

Autunno

Dopo aver "saltato via" l'estate causa lunghe permanenze di lavoro all'estero... sono di nuovo a casa, con i miei amici, nel mio mare, nella mia barca a guardare gli stupendi panorami del mare d'autunno.














Domenica 15 novembre era una bella giornata con vento, non forte ma neanche debole, diciamo il giusto per tenere l'ambiente vivo, con onde lunghe da SE e con la luce che filtrava da grandi nuvole.

Dopo un po' di pagaiare controvento in direzione di punta Manara, rapiti dalla bellezza dell'orizzonte e spronati dagli spruzzi di acqua salata, ci siamo girati verso la baia piccola di Sestri Levante ed abbiamo vinto il nostro "ticket to ride" per la giostra del surf.

Cesare era con l'Anas Acuta di Antonio, barca da lui mai usata prima e per di più senza skeg, ed ho ammirato come in pochi minuti gli abbia "preso le misure" riuscendo a tenerla bella diritta giù dalle onde.














Il mio Baidarka come sempre filava come un treno e anche Antonio e Cesare si sono stupiti di come potesse stare fermo, basta non pagaiare e contrastare quel minimo col busto la tendenza a partire in surfata, per poi partire a mo' di schioppo se appena davo due colpi di pagaia per lasciarlo correre.






Dopo il surf ci siamo infilati in "piscinetta", piscina naturale che sembra sia stata concepita per i kayakisti che vogliono esercitarsi in tranquillità, 1 m di profondità e pareti rocciose che la proteggono dal vento.

Anche in piscinetta, come prima nel surf, il mio "giocosissimo" Baidarka mi ha permesso di fare tante strane manovre in scioltezza.

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Superfluo dire che l'uscita si è conclusa "gambe sotto il tavolo" alla Cantina del Polpo assieme ad Antonio e Cesare dove abbiamo a lungo chiaccherato di kayak e sognato i possibili viaggi da fare nel 2010...

lunedì 20 luglio 2009

Outrigger

Questo WE l'ho passato al mare con l'idea di fare la ELC (Portovenere - Sestri) ... attività che poi è sfumata dato il meteo inclemente (forte vento e mareggiate da ovest)
Sabato è passata la sfuriata principale, dato l'ovest pieno anche la baia di Sestri era, una volta tanto, battuta da onde imponenti.
I bagni hanno dovuto togliere le prime tre file di ombrelloni, fuori nella baia non c'era anima di barca (se escludiamo due tizi in moto d'acqua, poi andati a bagno e ripescati dalla guardia costiera e trasportati via in elicottero).
Il panorama era da oceano, cielo azzurrissimo, sole, onde... non ho resistito, ho ricacciato indietro la mia naturale fifa e ho provato ad uscire in outrigger.



All'imbarco mi spavento un po', drappello di venti persone a guardarmi con esclamazione "guarda il matto...!", ripensamento... ma poi atteso il tempo giusto, vedo una calma, via in corsa, salto velocissimo sulla canoa e do potenza.
Prima onda, niente di che.
Seconda onda bella impennata e spanciata da "qui si rompe qualcosa" ma ancora fattibile
Terza onda... cacchio com'è veloce e verticale, perchè mi sono messo qui...altro che calma... che pirla, come faccio a tirarmi via? ...adesso mi faccio male... fifa, fifa, pala in acqua, spingi a tutta per non cadere indietro.... e ...
...buummmm!!! ....
....squaassshhh!!!..
.... .....
... sono passato!!!
aaahhhh.... grande relax !
Mi porto fuori, vento e onde lunghe e progressive, una pacchia, esco nella baia e rientro con lunghe surfate.
Ma ne faccio solo 7-8 , sto fuori poco perchè ho il pensiero dello sbarco.
Mi approccio a riva, vedo la gente nei primi metri frustata dalle onde, tutto sommato si divertono e magari mi recuperano, prendo coraggio, aspetto una apparente morta, cerco un punto senza gente, spingo e ...voilà... arrivo a terra veloce e scendo in corsa, abbranco la canoa al volo e sono al sicuro in spiaggia!
Cosa dire: sabato l'outrigger mi ha dimostrato che 9000 anni di oceano non sono paglia, che certe forme di scafo, pagaia, il concetto di posizione libera per scendere rapidi etc... alla fine rendono!
Io non sono un esperto, eppure ho potuto uscire in condizioni proibitive e divertirmi!!!!!
Giusto qualche giorno fa scrivevo:
<<< ...mi sto convincendo che qui in Italia dovremmo sfruttare di più la variabilità del nostro clima: in inverno possiamo avvicinarci al kayak dei mari del nord mentre in estate dovremmo avvicinarci alla canoa dei mari del sud. La maggior parte delle ultime uscite le ho fatte con l'outrigger e lo trovo veramente divertente. E' impagabile andare in zone di medio fondale, saltar giù dalla canoa, nuotare verso il fondo, guardare su e vedere la sagoma della polinesiana lassù ad aspettarti, risalire in superficie e rimontare sulla canoa in totale facilità. Non ne ho esperienza diretta ma la mia impressione è che con mare anche forte tutto sommato l'outrigger rimanga un mezzo abbastanza sicuro...>>>>>
Ora posso confermare anche le impressioni sul mare mosso: è un ambiente pericoloso ed è meglio starci lontano, comunque a volerci mettere il naso lo si può fare anche con la canoa polinesiana.... con altrettanto "pedigree" che non il kayak groenlandese / fluvial che vogliate.

martedì 21 aprile 2009

Another rainy day




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giovedì 2 aprile 2009

Tahe Marine Greenland in the sea

Finalmente ho avuto la possibilità di provare il Greenland della Tahe Marine in mare.... beh il tempo non era un granchè .... ma come sempre ha vinto lo stato d'animo del "chissenefrega!!!"

La barca è veramente minimale e faccio fatica ad entrarci quando è a terra (basta che il fondo fletta un minimo e non ci passo più) in acqua ciò non avviene e ci entro discretamente (chi ha detto che sono un ciccione eh?!)

Una volta in acqua è veramente una piuma e si può fare qualsiasi manovra con la sensazione di pieno controllo.


Credo che questa barca sia quanto di più vicino io abbia potuto provare rispetto ad un kayak skin-on-frame.

La posizione nel pozzetto non mi entusiasma, i pedalini bassi non permettono di spingere con i piedi e ciò mi disorienta oltre a stancarmi un po' (senza un buon appoggio ai pedalini io tendo a contrarre le gambe per agganciare il ponte)

Per il resto lo scafo è veramente buono e risponde a tutte le manovre, impressionante l'appoggio laterale, mi sembra l'Anas acuta o il Greenlander NDK nonostante sia di ben 5 cm più stretto.



L'eskimo con le mani dovrebbe essere facile... qui ero al primo tentativo, un po' distratto e sbagliando la testa l'ho clamorosamente fallito... ma si vede come la barca quasi me lo conceda.
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Il kayak è veloce pur avendo un'opera viva non lunghissima (in tutto è 5,50 m ma gli slanci di prua e poppa tolgono molta lunghezza) e pur essendo un "hard-chine".

Uno scafo così profilato e reattivo non avrebbe bisogno di skeg, uno "zicchino" di inclinazione e compensi onda e vento... volendo usarlo lo skeg evita che la prua "sbandieri" eccessivamente mentre si spinge decisi e pertanto è utile a guadagnare velocità e scorrevolezza.


In definitiva il tahe Marine mi è sembrato un gran bel giocattolo per gli "esercizi" in acqua, uno scafo che può appagare chi ricerca la purezza delle imbarcazioni ancestrali e che però richiede un certo spirito di sacrificio a chi come me è 90 kg e nonostante ciò si ostina ad infilarsi in barchini minimali.
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